• Anna Maria

Sosta forzata

21. gennaio - 3. febbraio --- 86. - 100. giorno di viaggio


Verso le dieci del mattino seguente partii dal Centro Ippico Borgo Hermada. Avevo già organizzato la sosta successiva, in un maneggio molto vicino alla spiaggia, tra Terracina e Sperlonga. Non mi sarei mai immaginata cosa sarebbe successo nel centro di Terracina e le conseguenze di tutto ciò… Dopo aver percorso varie stradine per entrare nel centro abitato, presi una via secondaria. Venni fermata da molta gente, che mi fecero le solite domande: “da dove sei partita?”, “dove vai?”, “da quanti giorni sei in viaggio?”, “come si chiamano i cavalli?”, etc. Poi arrivò un signore, che mi chiese se potesse fare un video. Accettai e mi fece una specie di intervista. Pensavo che lo facesse come ricordo, invece fu mandato per documentare il mio passaggio a Terracina per i loro canali social. Di sera, dopo aver oltrepassato la cittadina e percorso vari chilometri sulla spiaggia, vidi che il video stava diventando virale… Da quel giorno in poi, mi contattarono tantissime persone, per salutarmi, per farmi i complimenti, per offrirmi ospitalità, lavoro o un terreno. In poche ore diventai una persona conosciuta in zona e le mie serate si riempirono del “lavoro” sui social, cioè rispondere ai messaggi, fare nuovi post e aggiornare le pagine su Facebook e Instagram.

Mi fermai in un bel maneggio, che si occupa quasi solo di barrel racing, una disciplina della monta americana, che finora non avevo creduto essere molto conosciuta in Italia. Ma non fu questa la cosa che mi colpì, furono le persone. Trovai una grande ospitalità e un ambiente molto amichevole, onesto. Questo maneggio era l’opposto del centro ippico in cui mi ero fermata il giorno prima, perché pur frequentando molto il mondo delle gare, anche a livello nazionale, loro mi fecero sentire a casa. Borgo Hermada invece era molto impersonale, essendo un centro gigantesco e abituato a ospitare attorno ai 300 cavalli.

Il giorno seguente partii a malincuore. Quel maneggio sarebbe un posto in cui potrei imparare molto, e chissà, forse un giorno ci ritornerò…

Ci incamminammo sulla strada principale per Sperlonga, salendo poi dal paese verso Itri, su una strada panoramica. Che bello vedere la costa dall’alto, respirare l’aria fresca e sentire i campanacci delle mucche! Non avevo una meta precisa, sapevo solo che non potevo restare al livello del mare, visto che più avanti ci sarebbero state delle gallerie strette, non illuminate, e quindi pericolosissime per noi. La deviazione ci portò quindi nelle montagne. Il vento diventò più forte, e la macchia mediterranea venne sostituita da sughereti e uliveti. Nel pomeriggio ci superò una macchina, che si fermò poco più avanti. Scese un signore e iniziammo a chiacchierare. Quando sentì che ero ancora alla ricerca di un posto dove potermi accampare di notte mi offrì ospitalità nel suo uliveto, situato all’inizio di Itri. Ci misi ancora un’oretta per arrivarci. L'uomo, Renato, mi aspettò sul ciglio della strada e mi mostrò la proprietà. Sistemati i cavalli e preparata la tenda, Graziella, la moglie, e la figlia mi portarono a casa loro per farmi fare una doccia e scaldarmi con un tè. Il clima era cambiato. In quella valle faceva freddo e le spoglie montagne si ergevano sull’antico castello di Itri, la casa di Fra Diavolo. Quando tornammo all’uliveto, Renato aveva acceso un fuoco e passammo tutta la serata a chiacchierare.

La mattina, dopo che Renato mi ebbe portato la colazione, mi venne a prendere Francesco, un giovane buttero di Sezze, che avevo incontrato un paio di giorni prima. Visto che era domenica, aveva portato la sua cavalla con il trailer a Formia e mi era venuto incontro, per fare un pezzo di strada con me.

Venni salutata da tutta la famiglia e mi incamminai, assieme a Francesco, ancora una volta nelle colline che separano Itri dalla costa. Passammo una bella giornata, chiacchierando, ascoltando il rumore degli zoccoli sull’asfalto e godendoci la vista spettacolare sul mare. Poco prima di arrivare sul lungomare, ci fermammo per mangiare dei panini, preparati da sua nonna. Dopodiché iniziò di nuovo il caos delle strade trafficate. Francesco mi accompagnò fino al distributore, dove aveva parcheggiato il trailer e mi salutò, regalandomi ancora un paio di chili di mangime per i cavalli. Io passai altre due ore nel traffico, attraversando Formia. Mi fermai poco prima di Scauri, sul terreno di un amico di Renato, che anni fa ci teneva dei cavalli. Era tutto recintato e l’erba era alta e fresca. I cavalli furono contentissimi di poter correre avanti e indietro, rotolarsi sul terreno sabbioso e avere così tanto cibo a disposizione. Io mi accampai sul loro pascolo. Fu bellissimo sentirli strappare l’erba direttamente accanto alla mia testa, vederli rotolarsi davanti all’entrata della tenda e sentirli correre. Normalmente metto la tenda sempre al di fuori del loro recinto, per dargli il più spazio e cibo possibile, quindi le rare volte che dormo proprio in mezzo a loro sono speciali.

In quei giorni mi ero sentita con Sara, una ragazza che abita a Marina di Minturno. Mi invitò a sostare da loro, e io accettai volentieri, dato che mi sembrava una bravissima persona e avevo voglia di conoscerla, anche se la sua casa era a soli sette chilometri dal mio punto d’appoggio tra Formia e Scauri. Quel giorno passammo per la spiaggia. Sparta, che adora la sabbia e il mare, giocò per tutto il tempo, corse avanti e indietro, scavò delle buche per poi fare dei salti di gioia, prendere in bocca un ramo o una bottiglia di plastica e raggiungerci a piena velocità. Mi riempie il cuore di felicità e amore e mi fa sorridere, ogni volta che impazzisce in questo modo…

Già due chilometri prima della nostra meta ci raggiunsero Sara e Linda, sua sorella. Erano in giro per recuperare del fieno e del mangime per i cavalli, e mi avevano visto sulla spiaggia. In quel momento incontrai anche l’ex-sindaco di Minturno, che mi offrì un caffè e un cornetto al pistacchio. Golosa come sono, queste offerte le accetto sempre ;)

Sull’ultimo pezzo di spiaggia mi accompagnò un ragazzo a piedi, anche lui un avventuriero.

A casa di Sara e Linda, sistemammo i cavalli nel giardino, e conobbi Luigi, il compagno di Linda, e Onofrio, il padre delle due sorelle. Sistemarono Sparta e me nell’appartamento di Sara e mi invitarono a pranzo. Fu una bellissima e calda giornata e decisi di riposare il giorno seguente, per organizzare la traversata di Napoli. Purtroppo il mattino dopo scoprii una ferita alla gamba di Bamiro. Sembrava che di notte o al mattino presto si fosse attorcigliato un fil di ferro attorno alla gamba (nel giardino c’era un vecchio vigneto), e che, tirando, si fosse fatto un taglio di tre-quatto centimetri. Per fortuna il taglio non toccò né un nervo né un tendine, anche se si intravedeva il muscolo, dato che si era tagliata tutta la pelle. Medicai subito con tutto quello che mi ero portata dietro per queste occasioni e Sara e Linda chiamarono un veterinario, che venne di pomeriggio. Come già pensavo, non era niente di grave, ma comunque una ferita che aveva bisogno di tempo per guarire. Mi diede dell’antibiotico da somministragli con la siringa una volta al giorno e mi consigliò di mischiare del miele al Betadine, che già stavo usando. Così mi fermai a Marina di Minturno, la casa a venti metri dal mare, un posto sicuro per me e i miei animali, e una famiglia gentilissima a ospitarmi.

Nei giorni seguenti approfittai della sosta forzata per sistemarmi le bisacce, comprare nuovi vestiti e portare Bamiro al mare due volte al giorno, per sciacquarli la ferita. Sara ne approfittò per mostrarmi tutti i bei posti che ci sono attorno a Minturno e Linda mi fece conoscere il vicesindaco e il presidente della pro loco, che erano interessati del mio progetto. Conobbi anche altri amici in zona, che a loro volta mi portarono nei posti più belli nelle vicinanze. In tutti questi giorni mi occupai tanto dei social, facendo tanti post e provando a rispondere a tutti i messaggi. Domani ripartirò per dirigermi verso Napoli, di nuovo in compagnia di Francesco, che viaggerà con noi due/tre giorni.



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