• Anna Maria

Fortuna? Sfortuna? Chi lo sa?

È sera. Sono seduta davanti alla tenda, di fronte a me il fuoco che balla allegramente al vento fresco autunnale. Accanto a me il cane addormentato, sfinito e stanco. Alzo lo sguardo e vedo i cavalli che brucano felici le ultime erbe di quest’anno. In lontananza, dietro di loro, il mare, di un blu così scuro che non riesco quasi più a distinguerlo dal cielo serale.

Che bel posto, che bel paesaggio e che sogno! Purtroppo niente di tutto ciò è vero.. Non ancora.

Magari sarebbe vero se fossi partita tre settimane fa. La verità è che sono seduta sul divano di una delle case di mia madre, con la stufa accesa accanto a me, e io sazia di un’ottima cena.

Partirò settimana prossima, se non succedono imprevisti. Nelle ultime settimane ho aspettato a lungo. Prima per una risposta di uno sponsor e poi per la nuova sella di Bamiro, che è arrivata oggi. Adesso devo solo più adattarla a me e al cavallo e poi sono pronta. Ho già preparato tutto e ho tolto tutte le mie cose dalla cascina in cui vivevo, perché ci vivrà una famiglia che baderà alle capre finché mia madre non ritornerà dalla Svizzera. Quindi adesso vivo in una delle case più in alto, dormo nel sacco a pelo e ho tutte le mie robe nelle bisacce. Non mi sento più tanto a mio agio, né a casa, né partita.

Non sono state facili per me, queste ultime settimane. Già non sono una che riesce ad aspettare con calma e per lo più sento il bisogno di dover partire il più presto possibile per non incontrare tanta neve nel corso del viaggio. Quindi ero nervosa e arrabbiata. Doversi arrendere e semplicemente aspettare che arrivino le cose che mi mancavano è stato difficile, soprattutto perché non potevo fare niente per cambiare la situazione. Ma ovviamente mi è servita ogni giornata che lavoravo ancora in cascina. Anche adesso ci sono dei progetti da finire, come il traino della legna per i prossimi inverni. Finirò questi lavoretti nei prossimi giorni e così potrò lasciare tutto con soddisfazione di aver fattotutto quello che mi mancava.

Tutto è come deve essere..

Un’antica storia popolare cinese narra di un anziano contadino che viveva con il suo unico figlio adolescente in un villaggio di montagna. Gli abitanti del villaggio avevano l’abitudine di riunirsi ogni sera, dopo il calar del sole, nella grande casa del capo villaggio per condividere la loro giornata, per raccontare storie o per comunicare nuovi accadimenti. Un giorno accadde che, a causa di una tempesta, un albero cadde rompendo il recinto dove il contadino teneva il suo unico cavallo. Il cavallo, appena vide una possibile via di fuga, scappò via. A sera, quando tutti si riunirono, il contadino raccontò l’accaduto e tutti, quasi in coro, gli risposero: “il cavallo è fuggito via? E ora come farai, non potrai più arare la terra. Che sfortuna!”. Ma il contadino rispose: “Fortuna? Sfortuna? Chi lo sa”.

Qualche giorno dopo, quando il mal tempo terminò, il contadino si svegliò come sempre di buon ora per iniziare a lavorare i suoi campi e, con immensa sorpresa, trovò che il suo cavallo era tornato, portando con se… una cavalla. Senza pensarci due volte il contadino, aiutato dal figlio, chiuse il recinto. Adesso aveva non uno, ma due cavalli. A sera, quando tutti si riunirono, il contadino raccontò l’accaduto e tutti, quasi in coro, gli risposero: “due cavalli? Sei proprio fortunato. Da averne zero ad averne due. Che fortuna!”. Ma il contadino rispose: “Fortuna? Sfortuna? Chi lo sa”.

Il mattino seguente il contadino ed il figlio si alzarono come sempre di buon ora. Il ragazzo chiese al padre se poteva domare il nuovo cavallo per poi addestrarlo e usarlo nel lavoro nei campi. Il padre acconsentì ma quando il ragazzo cercò di salire in sella al cavallo venne sbalzato via e cadde, rompendosi una gamba. A sera, quando tutti si riunirono, il contadino raccontò l’accaduto e tutti, quasi in coro, gli risposero: “tuo figlio si è rotto una gamba? E ora come farai? Dovrai fare tutto il lavoro da solo! Hai due cavalli ma sei da solo! Che sfortuna!”. Ma il contadino rispose: “Fortuna? Sfortuna? Chi lo sa”.

Passarono le settimane e nel regno scoppiò la guerra civile.

Un giorno un soldato imperiale fece visita al villaggio per arruolare tutti gli uomini e i ragazzi che potessero combattere. Ovviamente, a causa della gamba rotta, il figlio del contadino non fu reclutato. A sera, quando tutti si riunirono, il contadino raccontò l’accaduto e tutti, quasi in coro, gli risposero: “tutti i nostri figli sono partiti per la guerra! Il tuo invece no, è rimasto a casa! Come sei fortunato!”. Ma il contadino rispose: “Fortuna? Sfortuna? Chi lo sa”.



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